Oppiacei

  


Produzione e caratteristiche

Gli oppiacei (oppio, morfina, eroina) vengono estratti dalla pianta del papavero. Vengono praticate delle incisioni nella capsula che contiene i semi, scola il latice, il quale, dissecato, prende il nome di oppio, che viene poi chimicamente trasformato in eroina e in morfina. In medicina, la morfina viene utilizzata come analgesico sotto differenti nomi.

 

Oppio

 

Quando è fresco, si presenta in grumi resinosi di colore bruno (dal caffelatte al nero), di sapore amaro e di odore acre, leggermente ammoniacale. La consistenza è variabile; con il tempo l’oppio diventa fragile e duro.

 

Morfina

 

E’ il principale alcaloide dell’oppio; si presenta come una polvere bianca o giallastra, granulare, fioccosa o in cubetti di circa gr.0,3 grandi come mezza zolletta di zucchero. Conserva l’odore caratteristico dell’oppio e si altera sensibilmente in seguito all’esposizione all’umidità e alla luce.

 

Eroina

 

Si prepara per via sintetica, trattando la morfina estratta dall’oppio con anidride acetica. In generale si presenta come una polvere finissima di colore bianco, bruno o rossastro. La colorazione della sostanza dipende dalle zona di provenienza e dalle modalità d'estrazione, ma soprattutto dalle sostanze impiegate nel taglio! Può avere odore di acido acetico.

 

L'eroina è il più diffuso prodotto stupefacente illegale derivato dall'oppio. Ha l'aspetto di una polverina bianca e cristallina e per iniettarla viene diluita nell'acqua. Viene anche però venduta in zollette, o in granuli di color bruno-rossastro.

 

Consumo

 

Inizialmente l'eroina viene "sniffata" (inspirata con il naso) o fumata; in seguito un grande numero di persone assume la sostanza iniettandosela per via endovenosa.

 

Terapia

 

La prevenzione farmacologica ha lo scopo di rendere ottimali la diagnosi e la terapia della malattia da eroina, attraverso la somministrazione dei seguenti farmaci:

  • il nalaxone, un antagonista della morfina posto in vendita con il nome commerciale di NARCAN che, iniettato nella dose di 0,4 mg. per via endovenosa ad un soggetto tossicodipendente da oppioidi, può sviluppare una sindrome di astinenza ed è capace di salvare dall’overdose. L’interruzione della dipendenza fisica rappresenta la condizione fondamentale per lo sviluppo di successivi interventi con o senza farmaci;
  • la clonidina, posta in vendita in compresse col nome di CATAPRESAN, utile nella terapia della sindrome di astinenza;
  • il metadone, adoperato sia nella disintossicazione rapida in regime ospedaliero, con diminuzione progressiva della dose, in un arco di tempo inferiore a 21 giorni, sia nella terapia a lungo termine;
  • il naltrexone, farmaco disegnato quasi specificamente per combattere la recidiva da eroinopatia è riservato ad un successivo intervento sul tossicodipendente, una volta che è stato disintossicato e risulta una assoluta negatività di risposta al test diagnostico con il nalaxone.

 

Effetti

 

Gli oppiacei hanno un forte effetto anestetico. Poco dopo la loro assunzione, le percezioni negative (dolore, sensazioni di vuoto, preoccupazioni, ecc...) spariscono completamente. Segue un breve momento di intenso benessere (flash).

 

Dipendenza

 

L’uso cronico degli oppiacei porta i neuroni dei sistemi regolati dalle endorfine a delegare alla droga le funzioni di controllo. Essi divengono di fatto incapaci di agire senza la presenza di sostanza tossica. Ciò comporta una progressiva riduzione di risposta alla droga e una necessità di continuo apporto esterno di oppioidi per permettere il normale funzionamento dei sistemi endorfinici, cioè la dipendenza fisica. Per tale ragione la brusca interruzione dell’uso prolungato di sostanze oppiacee (20-25 mg. di sostanza attiva al giorno per quattro settimane) provoca l’insorgere della crisi di astinenza.
Con il termine "sindrome di astinenza" possono intendersi due distinti momenti, l’uno che costituisce essenza fisica dell’astinenza e l’altro che, legato alla dipendenza psicologica dalla pratica tossicomanica, costituisce il periodo più sensibile alla ricaduta.

 

Sintomatologia fisica

 

La fase dell’astinenza è caratterizzata dalla comparsa in successione di sintomi soggettivi (ansia, irrequietezza, insonnia, brividi, artromialgie, nausea, dolori addominali, vampate di calore) ed oggettivi (vomito, diarrea, lacrimazione, rinorrea, tremore, dispnea, sudorazione, sbadigli incontrollati, tachicardia, aumento dei valori pressori sistolici, febbre, midriasi evidente).

 

Conseguenze

 

Una volta instaurata la dipendenza, il bisogno di eroina diventa una necessità assoluta, più forte di qualsiasi tentativo di dissuasione. Per procurarsi la dose sono necessarie ogni giorno somme considerevoli (somme che possono raggiungere i 200 franchi per i casi più gravi, questa cifra è da prendersi in maniera indicativa poiché anche il prezzo dell'eroina può subire delle forti variazioni). La quantità di droga, inoltre, necessaria a riprodurre con la stessa necessità l'illusione di benessere cresce rapidamente. L'assuefazione che si ingenera deve essere vinta con l'assunzione sempre più frequenti di droga. Questo fatto è in stretta relazione con gli atti di criminalità e la prostituzione.

 

Tossicità

 

L'incremento di questo tipo di dipendenza è generalmente rapido. I danni fisici sono in stretto rapporto con l'impurità della sostanza, che viene comperata per la strada e che gli spacciatori hanno di solito "tagliato" con altre sostanze per aumentarne i volume e quindi la redditività economica. Altri gravi danni derivano al tossicodipendente dalla sua discesa nella scala sociale con la conseguente trascuratezza fisica e psichica (indifferenza, apatia, annullamento dei valori esistenziali) e il pericolo di infezioni (es. epatite), causate dalle siringhe non sterilizzate. La sieropositività, che dopo un certo periodo può condurre alla Sindrome da immunodeficienza acquisita (SIDA-AIDS), rappresenta una delle infezioni più gravi. Tutti i tossicodipendenti che utilizzano o si scambiano siringhe sporche, corrono gravi pericoli.

 

Crisi di astinenza

 

Le crisi di astinenza, che si manifestano una volta subentrata la dipendenza, possono essere molto dure. Se a questo stadio della tossicomania la dose di eroina non viene somministrata regolarmente, l'organismo può reagire con dolori muscolari, insonnia, oscillazioni della pressione arteriosa, brividi, malessere generale, forti crisi di paura, sentimenti di insicurezza.

 

Overdose

 

La vita dei tossicodipendenti è in grave pericolo quando a causa di una dose eccessiva della sostanza (non è possibile in genere determinare la purezza) cessando le funzioni respiratorie e si ha uno stato di perdita di coscienza. La sola cosa da fare in questo caso è chiamare immediatamente il più vicino pronto soccorso (tel. 144) e praticare la respirazione bocca-bocca.

 

Danni fisici

 

Gli oppiacei, oltre a svolgere un’azione analgesica, inibiscono le funzioni dei centri della respirazione e della tosse, deprimendo così la ventilazione polmonare, tanto che gran parte dei decessi da overdose di eroina è determinata da insufficienza respiratoria.
L’assunzione di oppiacei inoltre inibisce la liberazione di sostanze prodotte dall’ipotalamo, attraverso le quali il cervello controlla e dirige le funzioni dell’ipofisi, provocando uno scompenso degli equilibri ormonali, in special modo dell’apparato riproduttivo.
Notevole è anche l’azione a livello gastro-intestinale: le sostanze oppiacee ritardano infatti i processi digestivi e deprimono la motilità intestinale.
L’assunzione endovenosa di eroina provoca una sensazione di benessere e di estraniazione dall’ambiente, dalle relazioni e dai problemi connessi ed è accompagnata da prurito, restringimento delle pupille, riduzione della frequenza cardiaca e della pressione arteriosa. Segue un rallentamento dei processi ideo-motori ed uno stato di sonnolenza. In dosi elevate o in condizioni di ipersensibilità si giunge alla depressione del sistema nervoso centrale.

 

Danni psichici

 

Gli oppiacei-narcotici modificano le percezioni sensoriali del soggetto assuntore il quale, effettivamente distaccato dal mondo circostante, ha la sensazione di essere "altrove", e provocano interferenze sulla memoria e nel campo dell’immaginazione e la perdita del normale ritmo veglia-sonno e delle sensazioni elementari di fame, freddo, caldo.
Dopo l’interruzione della sostanza sopravviene una serie di sensazioni sgradevoli e dolorose che, nell’assuntore abituale si esaltano in manifestazione clamorose , riassunte sotto il nome di crisi di astinenza.

 

Uso farmacologico

 

La morfina e gli altri alcaloidi dell’oppio sono usati in campo medico per cercare sollievo dal dolore originato da qualsiasi parte del corpo.
La morfina è frequentemente impiegata come analgesico della colica biliare o renale. è parimenti indicata per alleviare il dolore causato da occlusione vascolare acuta (periferica o coronarica), per le pleuriti e pericardite dolorose, per il pneumotorace spontaneo. Ne richiede frequentemente l’uso il dolore traumatico causato da fratture, bruciature, ecc. e la sua azione risulta decisiva nell’asma cardiaca e nell’edema polmonare.
La codeina, alcaloide dell’oppio, viene impiegata per calmare la tosse secca, irritante e dolorosa.
L’uso degli alcaloidi morfinici, inoltre, può rendersi necessario nei soggetti con dolore da neoplasie, o altre malattie croniche senza speranza, laddove gli analgesici non stupefacenti non diano più sollievo. 

 

Struttura 3D molecola di eroina

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